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Cara mamma,
ero stanco a telefono, lo sono stato tante volte. Oggi di più, me l'hai detto e non hai parlato di lavoro.
Perché hai saputo sempre sentirlo a volo, senza chiedermi nulla, ma dicendomi tanto. Ultimamente il tuo equilibrio si affida a un girello, il mio a più complessi convincimenti, avvenimenti. Alcuni li pago con un bonifico, altri con un bel po' di accumulo che porto in discarica - se posso - insieme al resto dei lasciti dei vecchi inquilini della casa. Di cui sei quasi più orgogliosa tu che io.
La settimana prossima andrò da Giuditta, lei che si prende cura della pulizia dei miei denti. Sai cosa mi disse l'ultima volta? "Ti si vuole bene, ma è un peccato tu non mostri questo bel sorriso". Chissà cosa dirà ora.
Chissà se un giorno mi vedrò ancora più felice. Perché in fondo a tutto, lo sono. È solo che non ho sempre abbastanza fiato da arrivare a quel fondale.
Ho il fianco graffiato, sai mamma? Esce un po di sangue. Una notte di passione, dove però quelle unghie sono state cavalli di troia per ben più affilati coltelli. Sempre quelli, mamma. Ora, sai, anestetizzano. E questa anestesia spero duri per sempre, tu altro.
Domani c'è ancora sole. E io ho ancora freddo.